Bontà Teresa Letizia
Bontà Teresa Letizia è fotografa autoriale e formatrice.
La sua ricerca nasce dall’esigenza di osservare l’essere umano attraverso il corpo, la memoria, l’identità e il rapporto con i luoghi.
La fotografia per lei è uno spazio di relazione, nel quale lo sguardo diventa strumento per attraversare storie personali e collettive.
Il suo lavoro si sviluppa intorno alla dimensione intima dell’esistenza, alla famiglia, alle radici, alle trasformazioni e alle tracce che il tempo lascia sulle persone e sui luoghi.
Attraverso il ritratto e la fotografia narrativa ricerca ciò che spesso rimane oltre la superficie dell’immagine: un gesto, un’assenza, una fragilità, un ricordo.
La sua poetica nasce dall’incontro tra realtà e memoria, tra ciò che viene mostrato e ciò che rimane invisibile.
Originaria della Sicilia e residente in Veneto, porta nella propria ricerca il rapporto con il territorio e con la memoria come elementi capaci di costruire identità.
Il suo sguardo è rivolto alle storie quotidiane e alle esperienze che, anche attraverso il dolore, contribuiscono a forgiare l’individuo.
Parallelamente alla ricerca autoriale svolge attività di formazione, accompagnando gli studenti nella costruzione di uno sguardo personale e consapevole.
Fotografare, per lei, significa entrare in relazione con ciò che si guarda e cercare, dentro un istante, una storia più grande.
Il progetto
QUELLO CHE RESTA Quello che resta è una ricerca sulla famiglia e sulla memoria, costruita attraverso frammenti di vita quotidiana.
Le immagini raccontano gesti semplici, relazioni, luoghi domestici e momenti condivisi, restituendo la dimensione intima di un tempo passato.
Dentro la quotidianità convivono anche le fragilità e i dolori che attraversano ogni esistenza.
La famiglia diventa così uno spazio in cui si incontrano affetti, silenzi, trasformazioni e ferite.
Ogni fotografia trattiene un istante, ma dentro quell’istante sembra essere racchiusa un’intera storia.
Un sorriso, uno sguardo, una distanza o un gesto possono diventare, nel tempo, tracce di ciò che è stato vissuto.
La fotografia diventa un luogo di permanenza: conserva ciò che la vita inevitabilmente trasforma e ciò che il tempo rischia di cancellare.
I segni, le imperfezioni e i riflessi presenti sulle immagini contribuiscono a questa stratificazione, creando una distanza tra il presente di chi osserva e il passato rappresentato.
La memoria non appare come qualcosa di immobile, ma come una materia che continua a modificarsi attraverso lo sguardo.
Quello che resta nasce dall’interrogativo su ciò che rimane di una famiglia dopo che il tempo ha attraversato le sue persone e le sue storie.
Rimangono le immagini, gli oggetti, gli spazi e i gesti. E rimane lo sguardo di chi continua a cercare, dentro un istante, una vita intera.
