Teresa Natoli
SuperpoTere Teresa Natoli, 22 anni, incontra il circo contemporaneo a tredici anni, sotto il tendone della Piccola Scuola di Circo di Milano. È subito affascinata dalla possibilità di trasformare le discipline acrobatiche e aeree in un linguaggio di espressione e comunicazione. Si forma all’Accademia Cirko Vertigo di Grugliasco (TO), dove si laurea come artista di circo contemporaneo con la tesi Corpo circense, rischio e percezione: un sistema unico. Si specializza in corda aerea, continuando a coltivare l’acrodanza e il movimento a terra e ricercando un dialogo tra questi linguaggi, attraverso cui esplora le possibilità e le vulnerabilità del corpo. Nel 2022 è finalista al concorso Exploit con Rosso di Bianco, numero che indaga la femminilità, il candore del corpo e la ferocia umana, ispirato a L’infanzia di Maria di Fabrizio De André. Nello stesso anno si forma alla scuola internazionale di Firenza Guidi ed è performer nello spettacolo finale Ulysses. Nel 2023 partecipa al festival Anima Mea con il collettivo Estia, in un progetto che intreccia danza, discipline aeree e musica barocca. Durante gli anni di formazione crea e porta in scena diversi lavori singoli e di gruppo, tra cui Ri-morso, ispirato al fenomeno del tarantismo, Bohème Now, Briciole e Extraordinaire diretto da Massimiliano Cividati. Tra il 2025 e il 2026 lavora con Diego Lama e Angel Villa a UTOPIAE, progetto circense sul rapporto tra essere umano, tecnologia e natura, vincitore dei bandi di residenza SURREALE 2026 e Teatro in Folio. Nell’estate 2026 entra nel Cabaret metafuorico, presentato a Prato Fiera e al Circen Dolomiten Festival. Attualmente insegna discipline aeree e prosegue la propria ricerca come performer e creatrice, nutrendola di storie, incontri e suggestioni del quotidiano.
Il progetto
Briciole è un progetto di circo contemporaneo che nasce da un’urgenza: ricordare. Conservare sogni, racconti, immagini d’infanzia e frammenti delle vite che ci hanno attraversato, prima che il tempo li trasformi o li cancelli.
Il viaggio parte dalla noia del quotidiano, da quel senso di vuoto che ci lascia immobili e scomodi. È allora che la memoria si aggrappa a un suono, si inerpica su un odore, scivola su una parola, si lascia cullare da una melodia e trova rifugio in un ricordo. Torna bambina e gioca con ciò che resta del passato, ma il gioco può diventare pericoloso: può risvegliare emozioni divoranti e riportare alla luce ciò che avremmo preferito dimenticare. Eppure, chi saremmo senza i nostri ricordi?
La ricerca utilizza gli strumenti e i processi della fotografia analogica — rullini, negativi, luce, fili magnetici — come dispositivi scenici e metafore della memoria. Come una fotografia, il ricordo seleziona un’inquadratura, si espone alla luce e si sviluppa nel tempo, perdendo dettagli e alterando contrasti. Alla velocità con cui oggi consumiamo immagini e storie, Briciole contrappone il tempo lento della sedimentazione e della permanenza.
Nell’estratto presentato, suoni, voci e ricordi incrinano l’immobilità del quotidiano e attraversano il corpo, trascinandolo in un crescendo di movimento e acrobatica, fino a un rifugio infantile fatto di negativi, luci e ombre.
Nello sviluppo integrale, i ricordi verranno raccolti dal vivo tra gli spettatori per essere riprodotti durante la performance, componendo un archivio collettivo e mutevole in dialogo con il corpo in scena. In quest’occasione verranno utilizzati comunque ricordi reali raccolti in precedenza.
