Teatro Nume
Teatro Nume (IG:@ teatronume)
Teatro Nume nasce a Milano nel dicembre 2024 come bacino creativo e collettivo multidisciplinare, uno spazio fluido in cui testi inediti, visioni registiche e sperimentazioni artistiche convergono nella creazione di produzioni originali.
La compagnia riunisce professionalità provenienti da teatro, cinema, danza, drammaturgia e arti performative e psicologia, sviluppando una ricerca che attraversa linguaggi e forme differenti.
Il cuore della ricerca di Teatro Nume è la drammaturgia contemporanea, prevalentemente fondata su testi originali, insieme all’esplorazione di nuovi linguaggi tra teatro di prosa, teatrodanza, performance e teatro ragazzi.
Tra le produzioni della compagnia figurano Le vedove alla coque, semifinalista alla Borsa Teatrale Anna Pancirolli, ANGHINGò, progetto di teatrodanza, Il magico viaggio di Mimì e Momò, selezionato per il festival Scratch Kids presso il Teatro Bellini di Napoli, Cacca di cane e Pidocchio.
Nel 2025 il progetto Fratelli Benedetti vince il Premio Hystrio Scritture di Scena, mentre Capitolo Ultimo riceve una menzione speciale al concorso PAT – Passi Teatrali.
Tra Febbraio e Settembre 2026 l’intera compagnia, in collaborazione con Filippo Capobianco, si è dedicata alla realizzazione del progetto Santa Terra, presentato nell’ambito del Festival Immersioni presso il Piccolo Teatro di Milano.
Il progetto
Cacca di cane è un monologo sul burnout e sulla precarietà, che segue il flusso di coscienza di un’attrice sospesa tra ambizione artistica e sopravvivenza quotidiana.
La protagonista vive una routine fatta di provini, self tape, continui invii e rifiuti, cercando di affermare la propria identità in un sistema che la vuole sempre performante, sorridente e vendibile.
Il progetto nasce da un’esperienza personale, ma si apre a una dimensione generazionale: racconta la frustrazione di chi ha creduto che talento e impegno fossero sufficienti e si trova invece costretto a trasformare sé stesso in prodotto.
La scrittura alterna comico e tragico, ripetizioni, filastrocche e immagini surreali, restituendo il caos della mente e l’oscillazione tra lucidità e perdita di controllo.
La bicicletta diventa metafora dell’equilibrio precario, mentre il gesto di “rompersi i denti” rappresenta il paradosso di una sconfitta che è anche la prova di averci provato davvero.
In scena, due attrici rappresentano due forze dello stesso individuo: mente e corpo. Il loro conflitto interiore diventa uno scontro fisico e visivo.
Il pubblico è disposto intorno alle attrici, trasformando lo spazio scenico in un ring. Una delle due corre senza sosta su un tapis roulant, in una metafora concreta della produttività forzata e dell’autosfruttamento; l’altra, che ha la parola, ne rappresenta i pensieri.
Cacca di cane vuole rendere visibile la fatica mentale e la pressione costante a “funzionare”, lasciando aperta la tensione tra ciò che sentiamo e ciò che siamo costretti a fare.
