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Riccardo Sergio

Riccardo Sergio (1994) è attore, regista e formatore teatrale. Si diploma all’Accademia del Teatro Bellini di Napoli, formandosi con maestri tra cui Danio Manfredini, Vincenzo Del Prete, Patrizia Hartmann e Marco Manchisi. Prosegue la propria ricerca attraverso laboratori e percorsi di alta formazione con Lino Musella, Roberto Latini, Fabio Condemi e Babilonia Teatri. Come attore lavora tra teatro di prosa, teatro musicale e teatro per gli spazi aperti, integrando canto, movimento scenico e musica. Collabora con il Teatro Nucleo di Ferrara, partecipando a produzioni come Domino, Eretica e Chenditrì – ovvero l’albero delle caramelle. Con Domino prende parte all’Odyssée Karavana a Plovdiv, Capitale Europea della Cultura 2019, e a festival internazionali. Il suo percorso si sviluppa tra Napoli, Ferrara e Bologna, collaborando con diverse realtà artistiche in ambito nazionale e internazionale. Parallelamente sviluppa una ricerca sul teatro come spazio di relazione e trasformazione, lavorando in ambito scolastico, sociale e penitenziario. Dal 2020 collabora con l’Associazione Polluce APS come attore e formatore nei percorsi di teatro in carcere. Lavora negli istituti di Poggioreale, Carinola, Arienzo, Pozzuoli e Sant’Angelo dei Lombardi, partecipando alla creazione di diverse produzioni. Nel carcere di Poggioreale è regista de La Macchia, spettacolo nato da un percorso laboratoriale con i detenuti del Padiglione Genova. Partecipa inoltre come attore e formatore a Macbeth – Cuore Nero, produzione dell’Associazione Polluce, e ad altre produzioni dell’associazione. La sua pratica unisce interpretazione, regia e formazione, con particolare attenzione al corpo, alla parola e alla relazione con la comunità. Il teatro è per lui uno strumento artistico attraverso cui incontrare le persone, attraversare contesti differenti e interrogare la realtà.

Il progetto

“DALLA PARTE DI UN ESSERE FELICE” – progetto in concorso Di Riccardo Sergio e Gaetano Battista Con Riccardo Sergio Regia Gaetano Battista La felicità da che parte sta? Forse non esiste una risposta, ma solo il desiderio di continuare a cercarla. Un uomo sceglie la strada non perché abbia perso tutto, ma perché ha deciso di vivere diversamente. Rinuncia alla sicurezza, a un posto fisso, a ciò che gli altri considerano una vita compiuta, per inseguire qualcosa di più fragile e potente: la possibilità di sentirsi ancora vivo. Ogni giorno cambia luogo, osserva il mondo, raccoglie incontri, immagini e storie. Trova bellezza nei dettagli e trasforma ogni frammento in una nuova possibilità. La sua ricerca attraversa l’amore, l’amicizia, la solitudine, l’arte e il desiderio. Perché scegliere un sogno significa anche accettare delle rinunce. Significa avere il coraggio di lasciare ciò che ci protegge quando non ci appartiene più. Una casa, una famiglia, un amore possono essere rifugi, ma non sempre sono la nostra destinazione. A volte qualcosa ci chiama oltre il confine delle nostre certezze. Può essere una fotografia, un incontro, un viaggio, un gesto, un’idea. Qualcosa capace di ricordarci che il mondo è ancora grande e pieno di possibilità. E che forse vivere significa proprio continuare a cercarle. La storia di quest’uomo diventa allora una domanda rivolta a tutti noi: quanto siamo disposti a rischiare per seguire ciò che desideriamo davvero? Quanto della nostra felicità siamo capaci di difendere? E soprattutto, quando la bellezza ci attraversa, sappiamo ancora fermarci e chiederci: che cos’è, davvero, essere felici?

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