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DARIO DE BIAGGIO

Dario De Biaggio è un fotografo e videomaker freelance attivo nella provincia di Latina e a Roma.

Si avvicina alla fotografia durante l’ultimo anno dell’Istituto Tecnico per Geometri, attraverso un corso scolastico dedicato al linguaggio fotografico.

Nel 2020 consegue il Diploma Accademico di Primo Livello in Grafica Editoriale presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel marzo 2024 consegue il Diploma Accademico di Secondo Livello in Fotografia Editoriale, con lode.

Durante la formazione accademica approfondisce gli aspetti teorici e metodologici della fotografia, sviluppando competenze nella progettazione e realizzazione di immagini attraverso esperienze individuali e collettive.

Partecipa a diverse esposizioni, tra cui My Favorite Things (T.A.G., Arles, 2022), Soggetti Smarriti (Festival di Fotografia Arturo Ghergo, Montefano, 2023) e Young Photographers from Italian Academies (Ragusa Photo Festival, 2024).

Nel 2024 riceve il Clou Prize nell’ambito del Ragusa Photo Festival, con conseguente mostra personale presso la Galleria Clou di Ragusa nel 2025.

Tra luglio e novembre 2024 partecipa alla campagna fotografica per il Parco Archeologico del Colosseo, finalizzata alla documentazione dei beni culturali e alla pubblicazione di un catalogo edito da Silvana Editoriale.

Da febbraio 2025 lavora presso l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) come fotografo digitalizzatore, occupandosi della digitalizzazione del patrimonio culturale a fini documentari e archivistici.

Il progetto

Quando Finisce il Vento Il Vento, in termini atmosferici, è uno spostamento di aria tra una zona di alta pressione e bassa pressione e nei millenni l’uomo si è sempre chiesto da dove provenisse, chi o cosa lo creasse. Lo sviluppo della società, tra le altre cose, è strettamente legato al vento; l’uomo ha sempre cercato di imbrigliare e controllare questa forza, facendo nascere delle invenzioni rivoluzionarie, come il mulino o la vela.

Non esistono fotografie del Vento. Perché il vento è una forza invisibile, che esclude l’occhio dominante nella cultura occidentale, ma è percepibile solo attraverso i sensi dell’udito, del tatto, e dell’olfatto.

L’artista si è chiesto come si potesse “rivelare” agli occhi la forza vento, come si potesse percepire in immagine visiva la sua presenza e come potesse esprimersi in una maniera . Tutto questo lavoro si basa sul nulla, ci fidiamo solo di ciò che riusciamo a vede re, aspettandoci che la verità sia conforme solo all’esperienza osservata. “Fammi vedere”, diciamo.

Questo progetto è la storia naturale di questo processo, il riconoscimento che va dato a qualcosa di così fondamentale per la vita umana.

MArteLive · Area Artista