Christian Sidoti
Christian Sidoti Classe 2002, Christian è attore e performer siciliano. La sua ricerca intreccia teatro fisico, prosa e poesia per affrontare le contraddizioni e aspirazioni della sua generazione. Per lui, il palcoscenico è concepito come luogo di relazione, provocazione e scontro. Ha incontrato nel suo percorso formativo artisti e compagnie come Eugenio Barba, Mamadou Dioume, Emma Dante, Balletto Civile, Zaches Teatro, Marco D’Agostin, Jos Baker, Mimmo Borrelli, Francesca Mazza, Davide Iodice, Marco Baliani. Nel 2021 replica con la compagnia Raizes Teatro tra Palermo e Venezia, tra Parigi e Vienna con lo spettacolo “Free to Be” diretto da Alessandro Ienzi. Si sposta a Bologna per laurearsi in Sviluppo e cooperazione internazionale e approfondire la Performing Art: viene selezionato per il training “Anfibia Program” diretto da Carlo Massari e per l’alta formazione e produzione ERT con Stanislas Nordey su “Bestia da stile” di Pier Paolo Pasolini, spettacolo che chiude la stagione 2022-23 della Fondazione. Dopo aver preso parte al cast delle opere liriche “Salome” e “Cavalleria Rusticana” di Emma Dante, viene selezionato alla Biennale College Teatro 2025 dove ha l’occasione d’incontrare il lavoro dell’Odin Teatret. Ha collaborato con la compagnia del Teatro dei Venti (“Giulio Cesare”, “Amleto”, “Don Chisciotte”) e degli Instabili Vaganti (“Confini: Beyond the borders”) . Nel 2022 vince il premio “Ambasciatore della cultura italiana” per la categoria Teatro nel concorso nazionale “Italia è Cultura”. Nel 2025 vince il premio “Ugo Tognazzi” alla miglior interpretazione di un testo poetico inedito al Pasolini Festival di Cremona. Nello stesso anno è tra i vincitori del bando Mic e IIC di Parigi “Nuovo Grand Tour – Edizione 3”.
Il progetto
Cosa rimane dell’essere umano se ogni interazione sociale viene cancellata da un leviatano creato con l’Intelligenza Artificiale? Nella realtà manipolata da internet, fondata sul dover apparire e sembrare, ATLAS: Mi piace – Segnala – Correggi racconta la scissione interiore di un giovane incapace di prendere contatto: con sé, con gli altri. In un ipotetico futuro distopico, la rete rimane l’unico strumento di comunicazione. Qui, Mark è un moderatore di contenuti social al servizio del programma ATLAS: un dittatore virtuale che ha garantito la fine dei conflitti mondiali attraverso la domiciliazione forzata di tutti gli esseri umani. Le migliaia di atroci visioni a cui i moderatori si sottopongono e la meccanica cancellazione di contenuti violenti piombano sulle spalle del protagonista rendendolo un “Atlante moderno”: martire e custode degli aspetti più oscuri del World Wide Web. Un radicale sguardo interiore in cui insicurezze e memorie passate si mescolano è il preludio di una cambiamento che da personale diventa rivoluzione generazionale: morire o vivere a pieno?
L’incipit è un dialogo tra due figure apparentemente distanti: la condizione contemporanea dell’hikikomori assume valenza mitica e universale mettendola in rapporto con l’Atlante di Esiodo. Il luogo è una cameretta, una stanza dai caratteri paradisiaci e infernali; essa è, a momenti alterni, prigione d’insicurezza e rifugio dalla realtà. Nello spazio scenico tangibile si apre quello virtuale: liquido, caotico e iperstimolante, in cui tutto succede, ma non succede veramente. In questo “scavo antropologico” nella ricerca del sé, l’utilizzo della poesia e del teatro fisico saranno strumenti attraverso cui fare i conti con le speranze e paure della Generazione Z.
