Passa al contenuto principale

Giuseppe Armillotta

Nato 1999 di novembre, quasi 2000. Attore, ma anche scrittore.

Nel 1999 escono al cinema Il miglio verde e La vita è bella, Michel Jordan si ritira dal basket. Nel 2005 vengono assolti Zorzi e Maggi accusati di essere responsabili della strage di piazza Fontana, i suoi genitori divorziano. Nel 2016 una ragazza gli dà palo ed inizia a scrivere davvero, intanto nello stesso anno si scopre l’omicidio di Giulio Regeni. Si diploma alla scuola di teatro Alessandra Galante Garrone, poi si innamora sempre, si vede Woody Allen e si legge Bolaño e tutti i poeti che può senza diventare noioso. Si forma ad ERT – Emilia Romagna Teatro come drammaturgo, sfiora l’università. Debutta col suo spettacolo Acquazzone (appunti di una vacanza) nello stesso anno della morte di Berlusconi; lavora con la compagnia Matrice Teatro allo spettacolo Il dilemma dei centogirasoli fotovoltaici selezionato al REF e Strabismi festival. È vicecampione nazionale di poetry slam che gli hanno permesso di girare l’Italia con le parole.

Ed ora un breve elenco di persone di alto rango con le quali ha lavorato e si è formato: Linda Dalisi, Fabrizio Sinisi, Angela Dematté, André Casaca, Carmelo Rifici, Liv Ferracchiati, Marco Sgrosso, Massimiliano Civica.

Si sente di ringraziare soprattutto Franco Basaglia, senza il quale non sarebbe a piede libero.

Il progetto

– ACQUAZZONE (APPUNTI DI UNA VACANZA)

Parte tutto da un posto di mare. Qui camminano i nostri personaggi, verso la fine del mondo emerso, ancora non lo sanno però, non possono saperlo, ma possono immaginarlo. Dopo i vari avvertimenti: gli scioglimenti di ghiacciai e le continue piogge ed alluvioni, la terra è completamente sommersa. L’umanità non è pronta a colonizzare Marte, come si pensava, ma costretta a prendersi le acque.

Prima della fine del mondo il canto disperato dei protagonisti che forse per una sola volta si sentono liberi di fare e di dire quello che vogliono. Il monologo parla in primo luogo della tragedia climatica, ma soprattutto degli ultimi momenti, della resa dei conti, del tentativo disperato di riparare la propria vita o buttarsi nelle braccia di qualcuno o qualcosa. Lo spettacolo unisce momenti di prosa alla poesia performativa, improvvisazione col pubblico e narrazione.

È importante non essere retorici nel raccontare il cambiamento climatico, così ho parlato delle persone: ci si può sentire liberi durante la fine del mondo? La si può ringraziare? Con l’apocalisse, che infatti vuol dire scoperta, togliere il velo, ci rendiamo conto di chi siamo e delle bugie che ci dicevamo. I personaggi sono voci che vogliono emergere, eroi che non vogliono morire, collezionisti che si pentono di non aver salvato i propri cari, tutti nuotano verso la fine del mondo con le parole di due amanti: Verrai con me ad Atlandite?. E forse la che rappresenta una speranza per il futuro oppure la solitudine di non avere più nessuno.

MArteLive · Area Artista