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Mario Estrada

Mario Estrada è un regista messicano, residente in Italia dal 2020, dove si è formato al Centro Sperimentale di Cinematografia. Il suo lavoro si muove tra documentario, sperimentazione formale, videoclip e narrazione collettiva, con un interesse costante per i temi dell’identità, della migrazione, della memoria e dell’appartenenza.

Nel 2022 ha co-diretto il film collettivo Sotto lo Stesso Tempo, selezionato al 39° Torino Film Festival e premiato con una menzione speciale ai Nastri d’Argento. Nel 2023 ha realizzato il suo primo lungometraggio, Fragile, selezionato a Documentaria 2024 e in concorso al 31° Festival Libero Bizzarri. Nello stesso anno ha ricevuto il Premio Gianandrea Mutti alla Festa del Cinema di Roma per la sceneggiatura di Manifesta Infondatezza.

È membro di Collettivo Corrente Cinema, realtà che promuove una pratica cinematografica libera e partecipata nel quartiere Ballarò di Palermo. Ha inoltre realizzato La Valle in collaborazione con Teatro Bastardo e, nel 2024, A Hundred Rolls of Film in Nanjing, cortometraggio biografico dedicato al fotografo giapponese Koji Onaka.

Parallelamente al cinema documentario e d’autore, lavora nel campo della musica e dell’immagine, realizzando videoclip e progetti audiovisivi in collaborazione con artisti e musicisti, tra cui Alessio Bondì, Alessandra Cassina e Lero Lero. In questo ambito sviluppa un linguaggio che mette in dialogo musica, performance, territorio e ricerca visiva.

Il progetto

“Un flusso di coscienza che porta alla rabbia, alla frustrazione e alla speranza.”

Così i Vision Division descrivono il brano che accompagna questo videoclip.

“Will I Rise Again?” è un videoclip ispirato da una leggenda vera.

A Trabia, piccolo borgo marinaro della Sicilia, all’inizio del Novecento Salvatore Gurgiolo, detto Turiddu, emigrato in America, tornò in patria e costruì su uno scoglio a picco sul mare una piccola cappella fatta di pietre, conchiglie e stalattiti. La dedicò a Santa Rosalia, la santuzza di Palermo, ma si dice soprattutto, anche a sua moglie Rosalia, lasciata in gioventù.

Il videoclip alterna un presente malinconico, e il ricordo, reale o sognato, di un amore lasciato indietro.

Visivamente, il progetto alterna due linguaggi: un onirismo controllato, ispirato a Bi Gan, fatto di camera lenta, luce del tramonto e transizioni fluide tra sogno e realtà; e una memoria frammentata, in stile diaristico, ispirata a Jonas Mekas, fatta di immagini 8mm, gesti rubati e audio destrutturato.

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