GIANLUCA GARU PAIONNI
Gianluca Garu Paionni è un artista visivo e digitale con base a Firenze. Si forma in Nuove Tecnologie dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove consegue il Diploma Accademico di Primo Livello con 110 e lode e prosegue la propria ricerca nel biennio in Nuovi Linguaggi Espressivi.
La sua pratica attraversa video, fotografia, installazione e tecnologie digitali, muovendosi tra dimensione autobiografica e osservazione dei comportamenti collettivi. Ispirato allo spirito radicale degli anni Sessanta e alle dinamiche partecipative dell’arte relazionale, il suo lavoro combina dissonanze visive, ironia e reiterazione, costruendo atmosfere sospese tra intimità e straniamento.
Attraverso l’alterazione di codici, immagini e gesti familiari, la sua ricerca indaga identità, percezione e controllo, cercando nello squilibrio e nell’ambiguità possibilità alternative di lettura del sé e della realtà.
Il progetto
Senza Titolo (2025/2026) è un’opera video di 2’30” costruita attraverso frammenti visivi appartenenti al periodo precedente, contemporaneo e successivo a un’ospedalizzazione.
Il filo che attraversa il lavoro è una serie di disegni realizzati durante la degenza: segni nati come gesto spontaneo e successivamente reiterati, che entrano nel video sovrapponendosi alle immagini fino a rendere incerto il confine tra esperienza vissuta, produzione artistica e condizione clinica.
Non esiste una vera narrazione lineare. Immagini quotidiane, spazi ospedalieri, dettagli del corpo, momenti vuoti e tracce grafiche vengono continuamente scritti e riscritti nel tentativo di dare forma e senso a un’esperienza che sembra sottrarsi a entrambi.
L’intera opera è attraversata dal suono di una risonanza magnetica, utilizzato non come commento emotivo ma come ambiente acustico continuo: un ritmo meccanico che scandisce l’attesa, trasforma il corpo in dato e rende percepibile la perdita di controllo sul proprio tempo.
Pensato come loop, il video non individua un vero prima e un vero dopo: ciò che è accaduto continua ad accadere, trasformandosi attraverso la ripetizione. Nel tentativo di riscrivere l’esperienza si trasforma anche lo sguardo sul mondo circostante: impara cosa cercare, trova corrispondenze, ne costruisce alcune e ne incontra altre inevitabilmente. Riscrivere diventa così un modo di cercare senso, ma anche la possibilità di trasformare ciò che non può essere cambiato.
