Passa al contenuto principale

LUCA CARILLO

Luca Carillo, nato il 21 dicembre 1998, è un artista audiovisivo e compositore italiano.

La sua ricerca si sviluppa all’intersezione tra tecnologie musicali, sound design e videoarte.

Ha conseguito i Diplomi AFAM di primo e secondo livello in Tecnologie Musicali presso il Conservatorio “A. Vivaldi” di Alessandria (2021, 2024).

La sua pratica combina field recordings, fotogrammetria, sistemi in tempo reale e strumenti generativi basati sull’intelligenza artificiale per indagare il rapporto tra luogo, memoria collettiva, deindustrializzazione e relazioni uomo–natura.

Nel 2026 ha presentato una performance audiovisiva al Festival Inchiostro di Alessandria e una mostra personale presso Spazio Arte Bubbio.

Nel 2025 è stato pubblicato nel volume 15° di Prompt Magazine AI ed è stato selezionato per Ibrida Festival, FKL – Ways of Listening e MA/IN Festival.

Nello stesso anno ha ricevuto il Premio Bordone per la tesi di II livello, riconosciuta come “tesi più meritevole riguardante il territorio astigiano”.

Nel 2024 ha presentato il progetto audiovisivo WAYA all’Auditorium San Fedele di Milano e ha realizzato performance dedicate alla deindustrializzazione e alla memoria del paesaggio.

Nel 2023 è stato finalista al Premio Nazionale delle Arti nella categoria Opere Multimediali.

Ha inoltre esposto opere audiovisive e installative presso Il Palloncino Rosso Art Gallery, Spazio Arte Bubbio e il Museo della Bicicletta di Alessandria.

Parallelamente alla ricerca artistica, collabora alla curatela e organizzazione di eventi culturali.

Il progetto

WAY-A

È un progetto audiovisivo che nasce come evoluzione di WAYA e amplia la ricerca sulla deindustrializzazione, osservando la trasformazione e il progressivo disfacimento della città contemporanea.

Partendo dalla Way Assauto, luogo emblematico di abbandono industriale e contaminazione ambientale nel territorio astigiano, il progetto indaga le conseguenze del collasso dell’industria sul tessuto urbano, sulle relazioni sociali e sul paesaggio.

Il lavoro intreccia materiali documentari e processi generativi attraverso field recordings, interviste e rilievi fotogrammetrici di siti industriali dismessi.

Questi elementi vengono elaborati attraverso immagini generate con intelligenza artificiale e trasformazioni algoritmiche in tempo reale, costruendo paesaggi sospesi tra documento e immaginazione.

Le testimonianze raccolte non vengono presentate in forma narrativa, ma trasformate in materia sonora e integrate con texture visive ottenute dalla dissoluzione e ricomposizione delle scansioni tridimensionali.

La città appare così come un organismo in crisi, nel quale infrastrutture, memorie e reti sociali vengono progressivamente riassorbite dal tempo, dall’acqua, dalla vegetazione e da nuove ecologie.

Attraverso l’alternanza tra osservazione documentaria e immaginazione speculativa, WAY-A riflette sulle tracce lasciate dalla deindustrializzazione, su ciò che scompare e su ciò che permane.

L’opera propone infine una memoria sensibile del paesaggio post-industriale, interrogando le possibili forme di rigenerazione e la capacità dei luoghi di conservare le storie delle comunità che li hanno abitati.

MArteLive · Area Artista