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LAURA PESCI

Laura Pesci si forma presso il Liceo Artistico Dosso Dossi, nell’indirizzo di Arti Figurative, e sta concludendo il triennio di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

La sua ricerca nasce dall’attenzione verso lo scarto, inteso come un archivio latente capace di conservare tracce, impronte e possibilità ancora inesplorate. Il suo lavoro si sviluppa attraverso processi di trasformazione nei quali materiali, frammenti e segni vengono continuamente modificati dal contatto, dalla stratificazione e dalla riscrittura, senza convergere necessariamente in una forma stabile o definitiva.

La stampa occupa un ruolo centrale nella sua pratica come processo di trasferimento e mutazione della materia: l’impronta non restituisce un’origine, ma ne produce una variazione. Attraverso ripetizioni, cancellazioni e sovrapposizioni, il residuo viene progressivamente riorganizzato in sistemi di segni aperti, nei quali ogni passaggio conserva traccia di quello precedente e genera nuove possibilità di configurazione.

Ha partecipato a mostre, workshop e progetti collettivi tra Bologna, Torino e Suzzara, tra cui Art City Bologna, OpenTour, Infiorescenze e Terra bruciata. L’arte nell’Antropocene presso il Museo Galleria del Premio Suzzara.

Il progetto

Risonanze organiche indaga la trasformazione come principio attraverso cui materia, ambiente ed esperienza contribuiscono alla costruzione dell’identità.

Il progetto nasce dall’osservazione di alcune larve di falena che costruiscono il proprio involucro incorporando frammenti vegetali e residui presenti nell’ambiente. Questo comportamento diventa metafora di un’identità instabile, ma continuamente ridefinita da ciò che incontra, assorbe e rielabora.

Una scultura costituisce il nucleo generativo dell’opera: materiali differenti si stratificano formando una pelle eterogenea, nella quale ogni frammento conserva traccia della propria origine e partecipa alla formazione di un nuovo organismo. Il video ne estende il processo attraverso immagini ravvicinate, sovrapposizioni e variazioni di scala, trasformando la superficie in paesaggio, tessuto biologico e struttura microscopica.

Anche il suono attraversa un processo di trasformazione: un codice visivo viene tradotto in frequenza sonora, si mescola ai suoni registrati durante la costruzione della scultura e infine ritorna al codice attraverso il Morse del nome dell’artista.

L’opera si configura così come un organismo audiovisivo in continua riscrittura, nel quale residuo, materia, immagine e suono generano nuove possibilità di forma e di esistenza.

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