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FILIPPO PRESTINARI

Filippo Prestinari (1999) è un artista e filmmaker. Da quasi dieci anni lavora nel campo dell’audiovisivo, principalmente nell’ambito dell’arte contemporanea, collaborando con artisti e istituzioni culturali. Negli ultimi due anni ha iniziato a sviluppare una ricerca personale attraverso il video, lavorando tra videoarte, artist film e documentario. Il suo lavoro si muove tra una dimensione analitica e una più intuitiva, partendo da immagini, situazioni e fenomeni concreti. Nei suoi film ricorrono soprattutto temi legati alla memoria, al tempo e allo spazio. Gli interessa osservare come questi elementi possano cambiare significato quando vengono isolati e osservati da un’altra prospettiva. Nel 2024 Black Hole: The Passage of Time è stato selezionato come finalista dell’Arte Laguna Prize ed esposto all’Arsenale di Venezia. Nel 2025 Lievitare è entrato nel catalogo del Combat Prize.

Il progetto

THE REFLECTED ROOM è un lavoro composto da tre parti: “Ci pensavo”, “Vis Viva” e “Black Hole: The Passage of Time”.

Le tre opere sviluppano una riflessione sul modo in cui osserviamo e interpretiamo la realtà attraverso tre dimensioni: la spiritualità intesa come memoria, la fisicità della materia in quanto tale e una visione analitica del reale attraverso la fisica.

“Ci pensavo” nasce da una conversazione intorno alla domanda “che cosa faresti se sapessi che il mondo stesse per finire?”.

Attraverso immagini quotidiane e un dialogo sospeso, la memoria diventa uno spazio capace di trasportare il pensiero verso un luogo altro. L’opera riflette sulla possibilità che un ricordo possa continuare a esistere anche quando ciò che lo ha generato è destinato a scomparire.

“Vis Viva” immagina la scomparsa improvvisa dell’umanità e osserva ciò che accade alla materia quando viene meno l’energia umana. Gli oggetti, i processi e le strutture continuano secondo la propria inerzia e le leggi fisiche, rivelando la distanza tra ciò che l’uomo mette in moto e ciò che può continuare senza di lui.

“Black Hole: The Passage of Time” porta questa riflessione verso una dimensione cosmologica. Attraverso l’osservazione del buco nero, il film analizza il rapporto tra tempo, spazio e materia, utilizzando la singolarità come punto di partenza per interrogarsi sulla nostra percezione del reale e sulla natura del tempo.

Le tre opere costruiscono così uno spazio di riflessione in cui memoria, materia e analisi scientifica diventano differenti modalità di osservazione, attraverso cui interrogare il rapporto tra l’uomo e ciò che lo circonda.

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