IULIIA NAGIBNEVA
Iuliia Nagibneva è un’artista visiva con base a Roma, nata a Novosibirsk, in Russia. La sua pratica si concentra sulla fotografia analogica in bianco e nero, che combina con interventi manuali e tattili sulla superficie fotografica.
La sua formazione in architettura influenza il modo in cui osserva la presenza umana in relazione allo spazio, alla scala e all’ambiente circostante. Nel suo lavoro, la fotografia non è soltanto una registrazione di ciò che è visibile, ma anche una superficie fisica su cui intervenire. Attraverso testi in Braille e segni a rilievo applicati manualmente, introduce nell’immagine un secondo livello di lettura, interrogando la distanza tra ciò che può essere visto, letto e compreso.
Ha conseguito la laurea in Architectural Design presso il Politecnico di Milano nel 2023. Nel 2026 il suo lavoro è stato presentato nella mostra collettiva The Art of Connection a Metz, in Francia. Nello stesso anno è stata selezionata per la terza edizione dell’Italia Media Art Festival (IMAF).
Il progetto
I Can See You, But I Cannot Read You è una serie di quattro fotografie analogiche in bianco e nero che nasce dall’osservazione della presenza umana e dalla domanda su quanto sia possibile conoscere una persona attraverso ciò che vediamo. È proprio nell’atto di osservare che emerge un limite: la distanza fisica cambia senza risolvere quella che separa il vedere dal conoscere. Una fotografia può rendere qualcuno visibile senza renderlo pienamente conoscibile.
Dopo la stampa, l’artista applica manualmente sulle immagini testi a rilievo in Braille. Sono messaggi realmente codificati, nati dalle sue riflessioni su ciascuna fotografia e legati al silenzio, alla presenza e alle domande sull’esistenza e sul nostro posto nel mondo. Non appartengono alle persone fotografate né ne interpretano i pensieri: sono il tentativo dell’artista di leggere ciò che ha visto e ciò che l’immagine ha generato in lei.
Il Braille diventa un secondo livello di lettura della fotografia, traducendo sul piano del linguaggio la stessa distanza che esiste tra vedere e conoscere. Una persona può essere davanti ai nostri occhi e restare in parte sconosciuta; allo stesso modo, un messaggio può essere fisicamente presente sull’immagine senza essere necessariamente letto. In entrambi i casi, avere accesso a qualcosa non significa comprenderlo pienamente.
Inserendo una scrittura destinata alla lettura tattile in un medium prevalentemente visivo, l’opera mette in discussione la fotografia come esperienza esclusivamente legata allo sguardo. Vedere, leggere, conoscere e comprendere non sono la stessa cosa.
