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Ludovico Polignano

Ludovico Polignano nasce a Milano nel 1997. Dopo aver frequentato l’Istituto Europeo di Design (IED) a Milano laureandosi in Nuove Tecnologie dell’arte con indirizzo Video Design nel 2020, inizia a lavorare su alcuni set indipendenti tra cinema, pubblicità e moda. Ha studiato sceneggiatura e drammaturgia presso l’Accademia Nazionale d’arte Drammatica Silvio d’Amico. Negli anni ha perfezionato la scrittura per il cinema e per il teatro venendo selezionato a: Scrivere un film tenuto da Valia Santella, Federica Pontremoli e Bruno Oliviero. Bottega XNL 2023 tenuta da Marco Bellocchio, Simone Gattoni e Fausto Russo Alesi e Officine di Scrittura per il Teatro tenute da Rodolfo di Giammarco. Nel 2023 gira il cortometraggio Lacci selezionato in diversi festival Nazionali e Internazionali. Nel 2024 viene inviato a presentare il suo lavoro durante la 25° edizione de La Milanesiana di Elisabetta Sgarbi. Nel 2025 viene selezionato per prendere parte alla residenza artista Laguna Film Lab, ideata da Andrea Segre e Zalab, dove realizza il corto documentario Fammi la Grazia presentato in anteprima alle 22° Giornate Degli Autori durante la Mostra del Cinema di Venezia. Vive e lavora a Roma dove lavora per produzioni come Bibi Film e Groenlandia.

Il progetto

Fammi la grazia prende forma durante la residenza artistica Laguna Film Lab nell’estate del 2025. Il cortometraggio nasce fondamentalmente da due incontri: quello tra il regista e Robertino, un uomo di 49 anni che vive ancora con i suoi genitori sull’isola di Pellestrina, e quello, più lontano nel tempo, tra Robertino e Giorgio Foresto, pittore e illustratore milanese che, in seguito alla prematura morte della moglie, si trasferì sull’isola vivendo come un senzatetto. Da questo secondo incontro è nato un ritratto che per Robertino è diventato, col passare del tempo, molto più di un semplice quadro: una prova della sua esistenza, la conferma che qualcuno sull’isola si è accorto di lui e lo ha guardato, cosa che a Pellestrina succede di rado. Quel ritratto, però, Robertino non lo ha mai posseduto e da anni non lo vede più. Gli resta solo un’immagine sul telefono e in un certo senso è come se gli mancasse un pezzo di sé. La notizia della prima mostra sul Foresto, nella vicina Chioggia, riaccende in lui il desiderio di ritrovare un pezzo della propria storia. Fammi la grazia si concentra su ciò che di solito resta ai margini dello sguardo. Attraverso Robertino, il film mette in luce un bisogno essenziale: essere visti, riconosciuti. Il rapporto con il ritratto realizzato da Giorgio Foresto (mai posseduto e oggi ridotto a un’immagine sul telefono) rivela la fragilità di un’identità che esiste solo nel riconoscimento degli altri, e che rischia di dissolversi nell’indifferenza. Da qui prende forma una riflessione identitaria: la ricerca di un riconoscimento e di un proprio posto nel mondo. Il corto tenta, in un certo senso, di fare ciò che il quadro aveva fatto tempo prima: restituire centralità a chi troppo spesso passa inosservato. Parallelamente, la figura di Foresto apre una traiettoria opposta: quella di chi, dopo essere stato un illustratore affermato, sceglie di sottrarsi alla propria identità, a ciò che è diventato, allo sguardo degli altri, vivendo ai margini.

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