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Amal Ottavia Basir

Amal Ottavia Basir, in arte aob, è regista, scenografa e direttrice artistica, con formazione accademica in scenografia e arti drammatiche ed esperienza in set su cortometraggi, lungometraggi e videoclip.

Attualmente vive a Forlì Si forma tra musica e teatro: studia flauto e canto al Conservatorio Verdi di Ravenna, dove cantanel Coro da Camera diretto dal M° Antonio Greco. Laureata nel 2025 in scenografia per artidrammatiche e performative presso la LABA a Brescia, esordisce alla regia nel 2023 con l’opera prima Béla Burdéla (cortometraggio), di cui firma anche sceneggiatura e supervisione produttiva. Nel 2025 dirige il cortometraggio Risonanza, curando concept visivo e direzione, e il videoclip musicale Komorebi, di cui cura ideazione, regia ed estetica visiva. Nel 2026 è aiuto regista sul set del lungometraggio Shaka!

Parallelamente lavora come scenografa: nel 2026 è set designer del cortometraggio EERIE (prod.

Sillymonkeys & Blue Soap) e assistente scenografa sul lungometraggio Barracuda; nel 2025 è assistente scenografa del film Continuavano a Chiamarlo Trucolo.

L’esperienza come scenografa le permette di costruire lo sguardo visivo dei suoi progetti fin dalla fase di ideazione, traducendo le esigenze narrative in scelte concrete di messa in scena.

Il progetto

Komorebi è una parola giapponese intraducibile in italiano: indica il momento sfuggente in cui la luce attraversa i rami degli alberi, un attimo che esiste solo in quel momento e non tornerà mai più. Come i ricordi. Come i gesti e le persone che incontriamo e che ci scolpiscono, provanoa renderci qualcuno, ma qualcuno chi?

Il videoclip, costruito sul brano composto da Fabrizio Xavier, giovane musicista, è visivamente un ricordo che si fa visione. Quando l’acqua della doccia colpisce la protagonista, lo scrosciare la riporta a una giornata al fiume: piccoli momenti che vorrebbe dipingersi nella mente e che le permettono di essere per qualche istante sé stessa.

Per questo il montaggio non cerca la fluidità: vuole apparire quasi sbagliato, fastidioso, ma mai confuso. Porta lo spettatore a cercare le figure e la storia, lasciandolo con la suspense di aver visto qualcosa di privato, intimo e sfuggente.

Komorebi è stato girato per essere rivisto o ascoltato più volte: come chi ascolta il brano, anche lo spettatore è invitato a cercare le singole sfumature tra le immagini e le note, alla ricerca di quelloche dà essenzialmente colore al videoclip.

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