Monia Romano
Capizzuni è un progetto di eco-design e artigianato innovativo nato dall’ingegno creativo di una designer indipendente che unisce la manifattura digitale al riuso consapevole delle risorse.
L’universo di Capizzuni focalizza la propria ricerca sulla trasformazione di risorse bio-based e scarti plastici, integrando la tecnologia della stampa 3D a filamento con lavorazioni artigianali e dettagli rifiniti a mano.
Il progetto ha raggiunto una prima importante visibilità e riscontro mediatico grazie alla sua eclettica linea di occhiali e accessori scultura, indossati anche da personaggi dello spettacolo come Fiorello, affermandosi per un’identità visiva audace e irriverente.
Da questa prima fase di sperimentazione ha preso vita uno sviluppo successivo dedicato al mondo degli accessori e delle borse scultura, che ha condotto alla nascita della linea Pigghiata R’Occhio.
La ricerca del brand si fonda sulla commistione tra l’anima tecnologica della plastica e il calore della manualità: le strutture rigide e geometriche stampate in 3D vengono addolcite e ammorbidite dall’intervento di filati, piume e lavorazioni sartoriali, rendendo ogni creazione un pezzo unico e non replicabile.
Capizzuni è attualmente proiettato verso la partecipazione a rassegne e mostre incentrate sul design indipendente, sulla sostenibilità e sui nuovi linguaggi dell’upcycling.
Il progetto
Il progetto Capizzuni presenta in concorso la linea di borse Pigghiata R’Occhio, un lavoro che ridefinisce il concetto di accessorio sostenibile attraverso una sintesi di grande impatto visivo e materia.
Al centro della collezione vi è l’iconica forma dell’occhio, simbolo di visione e protezione che cattura l’attenzione dell’osservatore e lo invita a riflettere sull’origine e sul valore dei materiali che ci circondano.
Le strutture portanti delle borse vengono realizzate tramite stampa 3D a partire da bioplastiche compostabili in PLA (da mais e canna da zucchero) e filamento in PET riciclato. Per quest’ultimo, le bottiglie d’acqua post-consumo vengono ridotte in listarelle di circa 2 cm e trasformate in filamento da stampa tramite un macchinario sviluppato da una start-up europea, sostenendo il lavoro di realtà emergenti nell’innovazione tecnologica.
A questo nucleo sintetico si affianca una profonda ricerca sulla componente tattile: la freddezza della plastica e il rigore delle forme digitali vengono addolciti, scaldati e ammorbiditi da un attento lavoro handmade. L’inserimento manuale di lavorazioni all’uncinetto, filati vivaci, piume e dettagli di recupero conferisce un’estrema morbidezza al tatto e garantisce l’assoluta esclusività dell’opera, rendendo impossibile la creazione di due borse identiche tra loro.
L’iniziativa vuole abbattere lo stereotipo del riciclo come estetica “povera”, proponendo un design contemporaneo e curato nei minimi dettagli, capace di coniugare l’innovazione dell’economia circolare con il valore dell’alto artigianato unito al pezzo unico.
