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Marta Paladini

Marta Paladini, instagram marta_paladini Marta Paladini nasce a Copertino (LE) il 17 ottobre del 1999. Diplomata al Liceo Artistico e successivamente laureata in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Dopo diversi anni di ricerca artistica si interessa principalmente alla moltitudine di tecniche e media utilizzabili sia nelle rappresentazioni astratte che figurative. Sperimentazione e versatilità caratterizzano la sua insaziabile curiosità verso le tematiche più disparate. Ha partecipato a molteplici concorsi e mostre collettive. Collabora attivamente con Mad museo d’arte diffusa e la rete provinciale dei musei di latina. Negli ultimi due anni ha già esposto a Palazzo M, al museo Cambellotti, al Madxi, museo Emilio greco e Museo del mare e della costa a Sabaudia. Vive e lavora a Latina come docente di Arte nella scuola secondaria di I grado.

Il progetto

Rappresentazioni complesse realizzate con sottili linee bianche su fondo nero. Linee che avvolgono le intere scene come una matassa liberata dal suo gomitolo: iniziano lentamente a disegnare, a modellare e a dare forma alle figure che compongono le immagini. Un filo che delinea presenze e riempie ogni vuoto crea una trama continua che ingloba tutto ciò che incontra. Da lontano, le immagini appaiono come un’unica massa compatta; avvicinandosi, emergono dettagli nascosti, frammenti di storie sospese. Scenari anonimi e silenziosi, intrisi di mistero. Ogni paesaggio non vissuto è, di per sé, un paesaggio sconosciuto: sappiamo cosa vediamo, ma non il reale “dove”. I luoghi esatti resteranno un segreto. Il bianco e nero richiama la dimensione della memoria e delle immagini d’archivio, come fotografie antiche attraversate dal tempo. Ogni scena suggerisce un vissuto, ma non lo definisce: lascia spazio a una narrazione aperta, in cui lo spettatore può riconoscere tracce della propria esperienza. Il filo diventa così metafora della memoria e della costruzione dell’identità: un elemento continuo che connette passato e presente, esperienza individuale e immaginario collettivo. Le immagini si collocano in una dimensione sospesa tra intimo e universale, indagando la percezione, il ricordo e le stratificazioni della psiche umana. In questo senso, la serie “Fili indipendenti” riflette sul modo in cui costruiamo significato a partire da frammenti, su come interpretiamo ciò che vediamo e su quanto la realtà contemporanea sia attraversata da narrazioni personali, parziali e in continua trasformazione.

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