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Aalma Lumière

Aalma Lumière (Firenze, 06/06/2000) è un’artista materica e multimediale la cui ricerca integra pittura, installazione e parola scritta. La sua pratica scaturisce da una crisi identitaria che l’ha portata a cambiare percorso, passando da aspirante avvocata ad artista, innescando una profonda analisi sulla complessità dell’identità e sulla frammentazione dell’Io.

Ha perfezionato il suo percorso presso l’Accademia Aldo Galli di Como (Biennio in Painting and Digital Arts) e ha approfondito la dimensione terapeutica dell’arte attraverso il Master in Creative Arts Therapies dell’Università di Padova. L’interesse per le fragilità e per la dimensione relazionale dell’arte l’ha portata a partecipare attivamente alle attività di Farmacia Wurmkos, laboratorio orizzontale di coabitazione artistica tra artisti neurotipici e neurodivergenti.

Nel 2025 ha esposto alla Fabbrica del Vapore a Milano e una sua opera è stata selezionata per la mostra del Premio Aldo Galli a Como. Nel 2026 ha presentato le sue opere da Careof a Milano, ha tenuto una mostra personale presso la Biblioteca di Rufina ed è rientrata tra i 100 finalisti del Premio Arte di Milano. All’attività visiva affianca una costante produzione letteraria: le sue opere sono pubblicate, tra le altre, nella Collana Poetica I Poeti di Ponte Vecchio (Dantebus, 2024), nella V edizione de La Botteguccia delle Favole (GD Edizioni, 2024) e nella raccolta Tra le Alpi e i Laghi. Storie di Piemonte e Lombardia (Rudis Edizioni, 2025). Fa parte dell’associazione Art Workers Italia e del circuito Giovani Artisti Italiani.

Il progetto

La pratica artistica di Aalma Lumière scaturisce da un’urgenza esistenziale: la ricerca dell’identità e del proprio posto nel mondo. Partendo dall’esplorazione della crisi interiore e dal confronto con la solitudine, il suo lavoro si è evoluto nell’analisi delle “molteplici piccole identità” che compongono l’essere umano, elevandole a protagoniste di una narrazione visiva frammentata.

Attraverso le sue opere indaga la tensione tra la frammentazione sociale e l’unità scissa dell’individuo, all’interno di un contesto dinamico in cui l’identità è chiamata a plasmarsi giorno dopo giorno. Le sue realizzazioni riflettono una cifra estetica costante: piccoli frammenti di forma squadrata e lineare che danzano su sfondi monocromatici, prevalentemente bianchi.

L’artista non predilige un singolo mezzo, ma tutto ciò che possiede una dimensione materica e sensoriale. Utilizza principalmente la pittura acrilica e l’installazione, spaziando dalla carta al legno, dalla tela alla ceramica, fino alla sperimentazione con i gusci d’uovo. Sente la necessità di toccare e fare esperienza diretta delle opere, muoverle e riposizionarle per innescare una costante interazione visiva e tattile. Il suo stile, astratto e minimalista, cede spesso il passo alla parola scritta e si esprime attraverso una palette essenziale, focalizzata sulle sfumature del blu e del rosso, con declinazioni verso il viola.

Il tema della fragilità e della vulnerabilità le è particolarmente caro, ponendosi in aperto contrasto con le logiche dell’odierna “società della performance”, che impone di nascondere le proprie debolezze. Nelle sue esposizioni ricerca spesso il dialogo diretto con il pubblico, trasformando lo spazio della mostra in un luogo aperto alla condivisione e alla partecipazione. In un mondo che teme la rottura, l’artista sceglie di celebrare il frammento, rivendicando la vulnerabilità non come limite, ma come prova tangibile di resilienza e chiave d’accesso al potenziale più profondo dell’essere umano.

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