Matteo D’Angelo
È nato ad Arezzo nel 2004, attualmente studente di Discipline Storiche, Critiche e Analitiche della Musica presso il Conservatorio “F. Morlacchi” di Perugia. Si avvicina alla musica durante le scuole medie, iniziando lo studio del violoncello, e prosegue il percorso al Liceo Musicale “F. Petrarca” di Arezzo, dove si avvicina anche al pianoforte e in generale la pratica cameristica, orchestrale e corale. Dal 2024 fa parte del Coro Giovanile Toscano e dal 2026 è nell’organico del Coro Giovanile Italiano. Parallelamente sviluppa fin dall’infanzia un percorso teatrale, proseguito presso la Libera Accademia del Teatro di Arezzo e il Centro Artistico Spazio Seme, e come attore prende parte a varie produzioni di varia natura. Alla pratica scenica affianca la scrittura: nel 2025 il racconto Ventotto trentesimi è indicato come “meritevole di segnalazione” dalla Giuria di Selezione del Campiello Giovani e nel 2026 è nella cinquina finalista allo stesso concorso con il testo Con crescendo rossiniano. La sua attività creativa si sviluppa sull’incontro tra musica, teatro, scrittura e linguaggi audiovisivi, sviluppando un percorso trasversale orientato alla produzione e all’interpretazione, sia in contesti dal vivo che sui canali social.
Il progetto
Matteo ha una visione dei testi letterari, specie quelli drammaturgici, come canovacci sui quali ogni coerente interpretazione è possibile. Racconti capaci di mettere fame, di poche parole ma che possono espandersi alle più vaste teorie dei lettori e interpreti. In ciò si inserisce Sede vacante, un breve testo pubblicato in forma di pseudo cortometraggio sul proprio profilo Instagram, la cui struttura non pone limiti nell’adattamento sia di forma che di significato. Nato inizialmente come considerazione più o meno filosofica in chiave di dialogo, il testo vuole offrire l’idea di un racconto che si muove esclusivamente sulla forza del lettore e interprete di creare la sua azione e realtà affidandosi solo al significato che decide di dare alle poche parole che si susseguono. L’idea è quella di avere tra le mani frasi, discorsi, parole che siano solo dei pretesti per poter dire qualsiasi cosa, come un grande esercizio di recitazione, così che una grande storia composta da tanti o pochi racconti di breve durata, come Sede vacante, possa essere nuova a ogni lettura e, parlando anche di teatro, a ogni allestimento, senza alcuna fondamentale imposizione dell’autore, con solo una visione coerente del tutto a farla da padrone.
