Federico Verducci
Bio artistica
Nato ad Ancona il 31 maggio 2000, Federico Verducci vive fino all’età di sette anni a Servigliano, un paese dell’entroterra marchigiano. Nel gennaio 2007 si trasferisce a Roma con la famiglia e rimane subito attratto dalla città, dai suoi palazzi, dai rumori e dalle luci nella notte. Dopo cinque anni di liceo scientifico, durante i quali affina da autodidatta la propria passione per la scrittura, decide di mettersi alla prova. Nel 2021 si iscrive al Laboratorio di Arti Sceniche diretto da Massimiliano Bruno per seguire il corso biennale di Sceneggiatura. Nel 2023 comincia il Master biennale in tecniche della narrazione alla Scuola Holden. Tra il 2025 e il 2026 partecipa a diversi festival in Italia, tra cui il Giffoni Film Festival, dove è vincitore della call promossa da The Jackal e Rai Fiction. Nell’aprile 2026 inizia uno stage nel reparto Sviluppo Progetti della casa di produzione Fandango.
Progetto in concorso: La notte in cui ho imparato a volare
Il progetto
La notte in cui ho imparato a volare è un racconto intimo sulla memoria, sull’importanza di tramandare qualcosa, un oggetto, un’idea o una ricetta, per poter continuare a esistere in un mondo che va sempre più veloce. È una storia sulle tradizioni e le leggende che rendono un luogo speciale. È una storia sulle donne di campagna di un altro tempo, abituate alla fatica, al lavoro della terra, alla cura della casa e della famiglia. Donne che hanno imparato a vivere senza saperlo davvero fare e che hanno piantato i semi per il nostro futuro senza che ce ne accorgessimo. Attraverso la protagonista ripercorriamo le tappe della sua vita in quattro stagioni: la primavera e l’infanzia nella campagna in cui è nata; l’estate e i primi amori; l’autunno che abbraccia la maternità; l’inverno che accompagna la vecchiaia. Quattro stagioni che raccontano non soltanto la crescita di una donna, ma anche la trasformazione di un luogo destinato lentamente a scomparire. Al centro del racconto ci sono anche i gesti quotidiani, il lavoro della terra e quegli oggetti inanimati che ci rendono unici e paradossalmente vivi: elementi semplici, capaci di sopravvivere alle persone e ai luoghi, diventando il filo che unisce passato, presente e futuro.
