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Milo Pecorari

Bio artistica

Milo Pecorari nasce a Torino nel 2001. Sin da piccolo sogna di fare lo scrittore, aspirazione rimasta nel cassetto per quasi dieci anni. Il suo percorso di vita non è lineare, ma viene guidato da un filo conduttore: l’arte in tutte le sue forme. Laureato in Design e Comunicazione al Politecnico di Torino, le sue esperienze spaziano dalla collaborazione con un negozio di ceramica al primo impiego in un giornale locale. Nel 2025, presso il quotidiano Torino Cronaca, riscopre la passione per la scrittura. Si focalizza principalmente su interviste e approfondimenti e comprende che, sopra ogni altra cosa, ama narrare la vita delle persone e le loro storie. Partecipa all’edizione 2025/2026 del concorso Incipit Offresi con le prime righe di Una strada di briciole, guadagnandosi il secondo posto. Ama provare mille vite diverse, convinto che l’arte si esprima ovunque nella vita di una persona, consapevolmente o meno. Oltre alle parole, lavora con la creta, le immagini e qualsiasi altro medium sia a portata di mano. Innamorato, affascinato e profondamente spaventato dall’esperienza umana, scrive di tormenti quotidiani prendendo ispirazione dall’horror e dal caos. Per lui la scrittura è un parto, come prendersi le viscere e srotolarle sul foglio.

Progetto in concorso: 5:37

Il progetto

Al concorso viene proposto un racconto surreale in cui una madre, invece di dare vita a un figlio, partorisce l’espiazione delle sue colpe. Esplora il dolore profondo di sentirsi diversi dall’esatto momento in cui si nasce, non essendo riconosciuti neppure da chi ci ha trascinati in questo mondo. 5:37, o Il capro espiatorio, si inserisce nel progetto La vita civile delle locuste: una raccolta di racconti organizzata quasi come un album musicale, in cui ogni breve testo ha il suo soggetto, ma contribuisce a un quadro generale. Il titolo nasce durante l’esperienza dell’autore in redazione. Dopo un articolo sbagliato, un superiore afferma che bisogna imparare a distinguere una notizia di cronaca dalla “vita civile delle locuste”, intendendo quest’ultima come qualcosa di triviale e poco degno di nota. È invece proprio questo che viene approfondito nella raccolta: i sentimenti visceralmente umani delle persone comuni e il modo in cui mettono a fuoco qualcosa di più grande e interconnesso. In breve, il progetto tenta di descrivere l’immensa esperienza surreale di esistere.

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