Fabiana Radinieri
Fabiana Radinieri è pedagogista, coreografa e insegnante di danza contemporanea. Laureata magistrale con lode in Scienze Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Messina, affianca alla formazione pedagogica una solida esperienza nel campo della danza, sviluppata attraverso anni di studio, insegnamento e ricerca coreografica.
Si forma presso Officine della Danza di Siracusa, approfondendo la propria ricerca attraverso percorsi di alta formazione e workshop con professionisti nazionali e internazionali, tra cui Inspiring Teachers and Creators (2025), Creative Teaching (2021/2022) e il seminario teorico pratico a cura di Elisa Pagani (2024).
Dal 2018 svolge attività di insegnamento in diverse realtà formative e dal 2021 sviluppa parallelamente un percorso professionale come coreografa, collaborando con festival, eventi e progetti artistici.
Ha lavorato come coreografa per il Festival Internazionale dei Giovani, Danzart Festival, il Teatro Greco di Akrai e altri progetti formativi e artistici.
La sua ricerca nasce dall’interesse per il rapporto tra corpo, mente e relazione, ponendo il movimento come strumento di espressione, trasformazione e comunicazione.
Tra i suoi principali lavori coreografici, “11, l’essere in due”, vincitore di una residenza presso Linga Company e selezionato al SOLO Contemporary Dance Festival di Ankara nel 2025, e “Mujō”, duo contemporaneo presentato nel 2026 al Florence Dance Festival – Twilight in the Round, presso il Chiostro Maggiore di Santa Maria Novella a Firenze.
Nel maggio 2026 riceve inoltre il Premio “Compagnie Emergenti” al Concorso Danza in Modena.
Il progetto
Tutto cambia e nulla resta identico all’attimo appena trascorso: corpi, spazi, relazioni, respiri.
Mujō è il respiro del tempo che muta. È l’impermanenza che attraversa i corpi, le cose, i pensieri.
Tutto scorre, si trasforma, svanisce e, in questo continuo fluire, si manifesta la vita stessa.
In scena, due corpi si cercano e si perdono. Il respiro, segno di presenza e transitorietà, diventa punto di partenza: movimento che unisce e separa, rivelando l’instabilità di ogni incontro. Lo spazio si trasforma in un’arena in cui il presente si svela fragile e inafferrabile, luogo in cui l’attimo diventa esperienza.
L’altro corpo è l’istinto di trattenere, di aggrapparsi ai legami, alla materia, alla vita. Ma anche questo impulso è effimero: destinato a dissolversi, mutare e rinascere in altra forma.
Mujō si apre così a una dimensione relazionale dell’impermanenza: non siamo soli nel mutare, ma cambiamo attraverso l’incontro.
Nel riconoscimento reciproco e nella capacità di risuonare con l’altro si rivela la possibilità di attraversare la fragilità dell’esistenza, superare la perdita e abitare il cambiamento.
Mujō è una meditazione sul tempo e sulla perdita, ma anche un atto di fiducia nel divenire. Non parla di nostalgia, ma di accettazione.
È il pathos delle cose, la malinconia gentile che abita l’istante prima della fine. È la consapevolezza che la bellezza vive anche nel suo svanire.
