Compagnia CollineFar
TEATRO | Lazio
La compagnia CollineFar nasce durante gli anni dell’accademia Silvio d’Amico che i componenti frequentano tutti, in anni diversi. Durante il percorso accademico il gruppo si ritrova e a seguito di alcune esperienze di palcoscenico insieme, decidono di riunirsi per la nascita di un nuovo progetto, indipendente, che valorizzasse la nuova drammaturgia e i linguaggi contemporanei. Nasce “Gente Spaesata”. Lo spettacolo debutta in forma di anteprima presso Carrozzerie N.o.t , nel 2022. Continua poi il suo percorso indipendente in altre realtà Italiane, nel 2026 sarà ospite al teatro Franco Parenti di Milano.
La compagnia oggi è attiva con un altro progetto “Resti in attesa”, che ha debuttato nel luglio del 2024 al festival “Visioni periferiche” (Bt).
Descrizione progetto in concorso – “Gente Spaesata”
“Il nichilismo è alle porte: da dove ci viene costui?, il più inquietante fra tutti gli ospiti?” (F. Nietzsche, frammenti postumi)
L’incapacità di proiettarsi in un futuro, di vedere i propri progetti come qualcosa di connesso ad un desiderio profondo. Quell’assistere allo scorrere della vita in terza persona senza esserne granché coinvolti.
È questa l’atmosfera in cui sono immersi i tre protagonisti di “Gente Spaesata”.
Vivono di notte perché di giorno nessuno li riconosce, nessuno ha bisogno di loro. Questo lo sanno, e non vogliono sbattere ogni giorno la faccia contro il misconoscimento della propria esistenza.
La cocaina permette loro di ricreare un mondo dove si sentano fautori del proprio destino.
La mancanza di connessione con la realtà li avvicina vorticosamente al desiderio di morte, prospettiva più seducente del costruirsi un futuro incerto in un mondo che non li comprende e che loro non comprendono.
La scena è “in vetrina”.
Come un laboratorio esposto da cui il pubblico spia ciò che avviene al suo interno.
I personaggi sono incastrati in un loop, come polli in gabbia che si ingozzano fintanto che le luci sono accese.
Sovraesporre lo spazio così come i protagonisti sono sovraesposti alla sofferenza, ad una lucidità cruda e crudele.
La frattura tra il linguaggio convenzionale della narrazione orizzontale e quello verticale e onirico diventa possibile attraverso partiture fisiche alimentate dalla ripetizione monotona e ossessiva, danze e la costruzione di “monumenti umani” per uscire dal racconto ed aprire dei varchi in cui il corpo si fa veicolo di una condizione interiore.
La musica racconta, attraverso la sua postazione privilegiata, un vero e proprio luogo, una realtà imprescindibile per gli abitanti della casa, e quindi il suo dominio sulla scena.